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domenica 7 settembre 2014

Segnali di fumo: Orfani 11 - Tutti giù per terra


 Soggetto e Sceneggiatura: Roberto Recchioni
 Disegni: Werther Dell'Edera e Gigi Cavenago
 Copertina: Massimo Carnevale
 Colori: Giovanna Niro, Alessia Pastorello e Gigi Cavenago
Prezzo di copertina: € 4,50
Agosto 2014
Sergio Bonelli Editore

Per vari motivi (tempo a disposizione e vicende personali che avevano, giustamente la priorità) sono passati eoni (6 mesi ma per il mondo della rete sono un'eternità, se non di piu') dall'ultimo aggiornamento del blog.
Torno a farlo, recensendo il penultimo capitolo della prima stagione di uno dei fumetti più appassionanti (a mio giudizio) degli ultimi anni: Orfani (qui e qui, le recensioni dei primi due numeri).

Gigi Cavenago!!!! Il protagonista assoluto di questo numero è Gigi Cavenago!!!!
Un'artista che non conoscevo che, a mio parere, con Orfani si è consacrato, entrando di diritto nel campo dei big del fumetto mondiale.

Detto ciò, non voglio assolutamente sminuire il lavoro svolto dagli altri artisti coinvolti, anche se Dell'Edera (insieme a Cremona) è stato un po' la delusione nel parco disegnatori, mi aspettavo qualcosina in più da loro due.
E' un giudizio dettato dal puro gusto personale, dato che nei vari siti specialistici hanno raccolto unanimi consensi. Ci può stare.  ;) 

La storia viaggia spedita. Ormai ha svelato il suo volto. La fantascienza, il complotto, fanno solo da sfondo al dramma psicofisico di questi bambini ai quali è stata rubata l'infanzia e la possibilità di crescere.

Diciamo che spesso la vita ci impedisce di decidere le strade che vogliamo intraprendere; quasi sempre i percorsi che imbocchiamo sono figli di situazioni più grandi di noi, alle quali ci dobbiamo adattare per "sopravvivere".

Ed è quello che hanno fatto questi ragazzi, con l'aggravante che gli eventi luttuosi e le manipolazioni genetiche, gli hanno minato l'equilibrio psichico.
Sono completamente folli, chi in un modo, chi in un altro. Soggetti completamente instabili che hanno bisogno di ancorarsi a qualcosa per andare avanti. Venuta meno quest'ancora, si sentono spaesati, mettendosi volutamente in pericolo di vita, se non arrivando al suicidio.

DA QUI IN AVANTI SPOILER!!!





Stavolta tocca ad Angelo. Ha ucciso Nakamura. Ha avuto la sua vendetta. Era quella la sua ancora, non il suo amore per il Boyscout.
Non avendo più nulla da perdere, si immola in una sequenza bellissima, che richiama il celebre rientro degli X Men dallo spazio, in cui Jean Grey diventava Fenice (me ne frego della ret con che fecero per varare X Factor) e cita l'altrettanto celebre "Mater Borbi" di Recchioni & Carnevale su Dylan Dog.
Si immola per portare a galla la verità ed abbattere il castello di sabbia di menzogne di cui Jonas è complice.

Jonas, il Boyscout, il leader che ha fallito su tutti i fronti. La sua squadra si è sgretolata pezzo dopo pezzo e adesso deve affrontare il Pistolero, l'anarchico, il ribelle senza causa.
Si perché Ringo non ha una causa. Se ne frega del complotto. Quello che conta per lui è andare contro il sistema.
Chi la spunterà tra i due e quale scenario si aprirà dopo questo scontro?
E' tempo di rock & roll!!!

N.B. Copyright dell'immagine degli aventi diritto


venerdì 20 dicembre 2013

Segnali di Fumo: Le Storie 15 I fiori del massacro


Soggetto e Sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Andrea Accardi
Copertina: Aldo Di Gennaro
Prezzo di copertina: € 3,50
Dicembre 2013
Sergio Bonelli Editore

Roberto Recchioni sta cambiando la Bonelli. Non solo nella forma (attraverso nuovi modi di comunicare e promuovere i propri prodotti) ma anche nella sostanza. Questa sua seconda prova sulla collana “Le Storie” ne è la dimostrazione.
La dimostrazione che anche gli italiani sanno raccontare storie in un certo modo, più ancorato alle tradizioni americane e asiatiche che a quelle nostrane. Sapendolo fare meglio.
La trama, parlo per mio gusto personale, è meno affascinante rispetto alla precedente storia (la redenzione del samurai) ma comunque parliamo di un signor racconto.
I dialoghi sono ridotto all’osso, l’intreccio è semplice, crudo e diretto. Ma a farla da padrona, a veicolare le emozioni sono l’atmosfera e lo stile.

Una resa finale superba, possibile solo perché c’è una grande intesa e una grande fiducia nei mezzi dell’illustratore. Andrea Accardi con questa prova dimostra che è possibile migliorare anche ciò che è già perfetto.

giovedì 12 dicembre 2013

Segnali di fumo: Dampyr n° 165 - La fine della caccia


Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Falco
Disegni: Giuliano Piccininno
Copertina: Enea Riboldi
Prezzo di copertina: € 2,90
Dicembre 2013
Sergio Bonelli Editore

L'annata 2013 a mio parere non passerà alla storia come una delle migliori per la testata dell'ammazzavampiri bonelliano.
Un anno che ha visto un rendimento altalenante dello scrittore principe della testata (nonché co creatore) Mauro Boselli, un ritorno non certo esaltante dell'altro papà del personaggio, Maurizio Colombo e con gli altri sceneggiatori dello staff ancora in cerca di una propria identità e di una chiave di lettura della testata.
L'albo che chiude l'anno è un po' lo specchio di quanto sopra citato.
Non è una brutta storia, anzi. Recupera uno schema tipico dei primi numeri della serie, con Harlan, Kurjak e Tesla sulle tracce di un Maestro della Notte fino alla battaglia finale.
Schema classico dicevo. Pura avventura che ridà un po' di ossigeno alla testata ma che, allo stesso tempo conferma una crisi di innovazione.
Il dottor Falco fa un ottimo lavoro. Unisce due vicende della vasta continuity dampyriana, dando finalmente un volto, un nome e una motivazione ad un Maestro finora rimasto nell'ombra.
E lo fa imbastendo una storia scorrevole e piacevole da leggere.
Ma senza osare più di tanto.
Il piatto forte sono i disegni di Piccininno, autore della sua migliore prova di sempre.
In giro ho letto (non trovando conferme dal diretto interessato) che questo è l'ultimo lavoro del buon Giuliano sulla testata.
Quindi la si può vedere come il canto del cigno dopo 13 anni di onorato servizio, in attesa di approdare verso altri lidi (in questo caso, la collana "Le Storie" secondo i rumors provenienti dal forum di Dampyr).
Dal mio punto di vista registro il rammarico per un'altra defezione del nucleo originale dei disegnatori, un altro dei miei preferiti. 
Ma comprendo la voglia e la necessità di nuovi stimoli dopo tutti questi anni.
Quindi, com'era valso per Stefano Andreucci e Maurizio Dotti, auguro un grossissimo "in bocca al lupo" anche a Piccininno per il proseguo della sua carriera.
Consapevole che per un'artista che va via, una batteria di nuove leve è pronta a dare la propria interpretazione del personaggio e dei suoi comprimari.
Si inizia il mese prossimo con la bravissima Silvia Califano, proveniente dalla quarta stagione di John Doe dell'Editoriale Aurea.
Spero che questi nuovi arrivi stimolino anche gli sceneggiatori per riportare la testata ai livelli qualitativi alla quale ci ha piacevolmente abituato in passato.

giovedì 5 dicembre 2013

Segnali di fumo: Diabolik n° 12/2013 - Ricatto senza fine



Soggetto: Tito Faraci - Mario Gomboli
Sceneggiatura: Diego Cajelli
Da un'idea di Angelo Palmas
Disegni e Copertina: Enzo Facciolo
Elaborazione digitale e Colorazione Copertina: Paolo Tani
Dicembre 2013
Prezzo di copertina: € 2,20
Astorina


Bel numero. Non sono un fan sfegatato delle trame di Faraci ma devo dire che in questa storia è riuscito a sorprendermi.

SPOILER
Merito di un intreccio all’apparenza banale e dal sapore del già visto (trovo vecchio il modo di narrare in flashback con la soggettiva del narratore che parla a se stesso, cosa che avviene ben due volte!), ribaltato da un doppio twist nel finale.
Peccato che il primo, la vera identità del Nero sia stato spoilerato in maniera ingenua dalla copertina ma, quando arriva Ginko è l’apoteosi con la classica scena dello stallo che fa alzare la tensione a mille.
Proprio la suddetta scena, però poteva venire meglio secondo me. Cajelli ha scritto come sempre una sceneggiatura con brio e ritmo, e dialoghi superiori alla media del sopra citato Faraci. Però in quella scena cade nel tranello dello spiegone, mettendo in bocca ai personaggi parole superflue che sottolineano l’evidenza, ovvero ciò che le magnifiche vignette di Facciolo descrivevano alla grande.
FINE SPOILER

Ultimo appunto all’elaborazione digitale di Tani. Non sono contro a certe tecniche moderne ma la scritta sulla volante della vigilanza di Burns è inguardabile.

lunedì 2 dicembre 2013

Segnali di fumo: Saguaro n° 19 - FBI Academy


Soggetto e Sceneggiatura: Bruno Enna
Disegni: Davide Furnò e Paolo Armitano
Copertina: Davide Furnò
Prezzo di copertina: € 2,90
Novembre 2013
Sergio Bonelli Editore

Che numero! Che numero! Che numero!
Ritorna Bruno Enna ai testi dopo il buon esordio di Mignacco e la continuity fa un balzo carpiato in avanti di un livello allucinante.
Quella che dalla sinossi sembrava un banale caso di omicidio si trasforma in una scintilla che accende la miccia di una dinamite che sconquasserà tutte le certezze della serie.

SPOILER
Alzi la mano chi, dopo questo numero non nutre mille dubbi sulla figura di Clive Waters.
Tutto questo senza contare la sottotrama del padre di Thorn, alla quale si aggiungono altri inquietanti tasselli.
FINE SPOILER

Finalmente vediamo Furnò occuparsi anche dei disegni (anche se in coppia con Armitano) e non solo delle copertine.
E, a parte qualche incertezza sui volti di Thorn e Kay (e forse la cosa è un tantino grave, visto che parliamo del copertinista della serie) ho letto un albo ottimamente disegnato.


Insomma, al di là delle voci sulle vendite basse della serie, a livello artistico lo stato di salute di Saguaro è più che ottimo.

venerdì 22 novembre 2013

Segnali di fumo: Nathan Never 269/270 Sangue nell'arena




Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Eccher
Disegni: Gino Vercelli e Patrizia Mandanici
Copertina: Sergio Giardo (colori: Gianmauro Cozzi)
Ottobre/Novembre 2013
Prezzo di copertina: € 2,90 cad.
Sergio Bonelli Editore

Dopo lo speciale del 2012, per lo scrittore Giovanni Eccher arriva il momento del battesimo del fuoco anche sulla serie regolare.
Un esordio fatto di luci ed ombre. Perché, sebbene la lettura dei due albi sia scorrevole e divertente, segno di uno stile di scrittura dinamico e moderno, la trama richiede una buona dose di sospensione dell'incredulità e zoppica nei passaggi fondamentali dell'evoluzione della storia.
Il talento c'è, bisogna solo prendere confidenza con il mezzo "fumetto" , con le ambientazioni e con i personaggi della serie.

Graficamente invece le due storie sono tra le migliori dell'ultimo anno. Nella prima parte Gino Vercelli si è occupato delle matite e Patrizia Mandanici delle chine. Mentre la seconda parte è interamente disegnata dalle sapienti mani sempre della Mandanici.
Un ottimo lavoro che, secondo me riesce a coniugare personalità e resa tecnologica, fondamentale per una serie fantascientifica.

Come ottimo è il lavoro di Sergio Giardo alle copertine (colorato da Gianmauro Cozzi) che continua a percorrere la strada di uno stile pulito e classico senza scimmiottare i suoi predecessori.

NdR Copyright delle immagini degli aventi diritto

giovedì 21 novembre 2013

Segnali di Fumo: New Avengers Memento Mori


New Avengers n° 1/6
Gennaio/Maggio 2013
(pubblicati su Iron Man & New Avengers n° 2/7
Giugno/Novembre 2013 € 3,50 cad.)
Soggetto e Sceneggiatura: Jonathan Hickman
Disegni e chine: Steve Epting
Chine: Rick Magyar
Colori: Frank D'Armata
Copertine: Jock
Panini Comics su licenza Marvel Comics

Ancora tempo di recensioni "Marvel Now!", il rilancio collettivo dell'universo Marvel avvenuto nel 2013, di cui avevo già parlato qui e qui.
Sotto la lente di ingrandimento, stavolta finisce la terza serie di "New Avengers".
Ha ancora senso una denominazione del genere dopo gli eventi di "Assedio" e "AVX"? Secondo me no. E infatti il titolo è solo di facciata perché i protagonisti della serie non sono altro che gli Illuminati.
Essi sono una delle più felici intuizioni della gestione quasi decennale dei Vendicatori ad opera di Brian Michael Bendis. Una congrega dei più potenti (dove per "potenti" non intendo i superpoteri, ma il peso e l'importanza che essi hanno) super eroi dell'universo Marvel che, nel corso degli anni si riunivano in gran segreto  per decidere le sorti della propria comunità e del destino del pianeta terra.
Ad occuparsi della testata il nuovo deus ex machina dell'universo vendicativo Jonathan Hickman, reduce dal grosso successo di pubblico e critica avuto su "Fantastic Four/Future Foundation", in coppia con Steve Epting.
E non a caso, in questa nuova avventura si vede affiancare lo stesso disegnatore.
In questo primo ciclo narrativo lo scrittore conferma la sua fama di grande tessitore di trame dal sapore cosmico e fantascientifico.
I Vendicatori sono, per definizione, gli eroi più potenti della terra. E gli Illuminati sono la cabala segreta pertanto, per richiedere il loro intervento, la minaccia dev'essere la più grossa possibile: il multiverso sta morendo, le varie terre parallele si scontrano tra loro, annientandosi a vicenda.
Purtroppo la saga ha in se tutti i difetti della metodologia di narrazione odierna dei comics americani. Fortemente decompressa e senza una chiusura effettiva della trama ma con  un gancio alla saga successiva. Senza contare la presenza fissa di personaggi che compaiono in altre mille serie.
Premesso ciò però ci sono anche dei punti di forza. Una trama intrigante e uno sviluppo appassionante dove gli eroi devono fronteggiare una missione che mina le fondamenta dei proprio valori etici.
E infine, cosa importantissima in una serie di gruppo, ottime dinamiche tra i membri.
Cosa che purtroppo non avviene nella testata principale, "Avengers", sempre scritta da Hickman e, pertanto strettamente collegata a questa, soprattutto in vista del prossimo maxi evento Marvel: "Infinity".
Quindi i sei albi in se, ripeto, non sono una storia completa, però mettono appetito e invogliano a seguire la serie.

Il comparto grafico, come dicevo è affidato a Steve Epting che torna sui Vendicatori dopo l'importante ciclo di storie degli anni '90 su testi di Bob Harras.
Ovviamente 20 anni dopo Epting è un disegnatore diverso, che ha maturato un tratto meno d'impatto e più elegante. Coadiuvato dalle chine di Rick Magyar e dai colori di Frank D'Armata, con i quali c'è un'intesa perfetta, avendo già lavorato sulla run di "Captain America" scritta da Ed Brubaker.
Un'intesa che permette di mascherare qualche pecca del disegno, zoppicante nei primi numeri.
Poi, col passare degli albi, Epting torna sui suoi ottimi livelli di sempre.
Da dire che la colorazione di D'Armata è fondamentale nel dare alle storie quel tocco di claustrofobia, di perenne tragedia incombente, descritta nella trama.
Alle copertine una scelta poco commerciale della Marvel con le illustrazioni di Jock. Copertine scarne, essenziali, che puntano su pochi elementi in un tratto oscuro e stilizzato. Una scelta coraggiosa che può piacere o meno. A me non piacciono.

La testata in Italia è pubblicata su "Iron Man & New Avengers" come comprimario della serie di testa di ferro.
Una scelta al livello di marketing furba e azzeccata da parte della Panini, perché se non fosse per la serie di Hickman ed Epting non varrebbe proprio la pena comprare questo mensile.




domenica 17 novembre 2013

Segnali di fumo: Orfani n° 2 Non per odio ma per amore


Soggetto e SceneggiaturaRoberto Recchioni
Disegni:Alessandro Bignamini
Copertina:Massimo Carnevale
Colori: Annalisa Leoni
Prezzo di copertina: € 4,50
Novembre 2013
Sergio Bonelli Editore

Innanzitutto è d’obbligo una genuflessione per la copertina di Massimo Carnevale.
Dopo essersi scrollato di dosso l’onere della copertina d’ordinanza di presentazione del numero 1 (anche se ha dimostrato che non era la classica copertina da esordio bonelliano e basta) può sbizzarrirsi in tutto il suo talento.

Venendo alla storia, molto bella.

Riflettori puntati su Juno (anche se credo che le didascalie rappresentino i pensieri di Jonas).

SPOILER
Nel passato vediamo la sua reazione alla morte del fratello e nel futuro vediamo quanto questa morte e colui della quale ritiene responsabile, abbiano segnato la sua crescita.
Inoltre, sempre nella sezione del futuro, Boyscout assume in un certo senso il ruolo del lettore, iniziando a porsi dubbi su tutta la faccenda dell’attacco alla terra e della guerra in corso con gli alieni.
Ma, come da tradizione della narrativa avventurosa, le domande portano ad altre domande, ad altri misteri.
Ed ecco che la trama prende corpo, insieme alle dinamiche di gruppo dei protagonisti cresciuti.
Non sarà sfuggita ai più la reazione di Pistolero alla notizia del matrimonio tra Boyscout e Angelo e, soprattutto la sua espressione durante la cerimonia. Si prevedono scintille.

Credo che, a questo punto (in riferimento proprio alla scena sopracitata) siano chiare le associazioni
Boyscout: Jonas
Angelo: Juno
Pistolero: Ringo
Mocciosa: Sam
Eremita: Felix
Quindi, se la matematica non è un opinione, Rey ci lascerà presto. Resta solo da vedere come e perché.
FINE SPOILER

Stilisticamente parlando Recchioni ha tracciato la rotta con una narrazione briosa, veloce e ritmata e sta facendo un ottimo lavoro.

Ai disegni Bignamini riesce nell’arduo compito di non distaccarsi dall’identità grafica della serie impressa da Mammucari riuscendo, nello stesso tempo a donare alle tavole la propria personalità.

Annalisa Leoni ai colori conferma l’ottimo lavoro dell’esordio.


Insomma al momento la serie per me sta mantenendo le sue premesse e l’hype è ben lungi dallo scemare.

Ndr Copyright delle immagini degli aventi diritto


mercoledì 13 novembre 2013

Segnali di fumo: Dampyr n° 164 Lamiah vive!


Soggetto e Sceneggiatura: Maurizio Colombo
Disegni: Majo
Copertina: Enea Riboldi
Prezzo di copertina: € 2,90
Novembre 2013
Sergio Bonelli Editore


Nei primi anni della testata uno dei punti di forza della serie era l'alternarsi degli stili diversissimi dei due papà di Harlan.
Pur preferendo le storie di Boselli, mi accorgevo numero dopo numero di come ognuno avesse bisogno dell'altro.

Con la defezione di Colombo purtroppo questo equilibrio è venuto a mancare, perché tutti gli ottimi sceneggiatori che si sono succeduti ci hanno messo un po' di tempo per prendere confidenza con il personaggio (Cajelli e Falco) o purtroppo non hanno avuto il tempo necessario per farlo (Faggella  :( ) ma comunque imprimendo una visione e uno stile che non poteva essere uguale a quello del co creatore.

Quindi questa storia, giocoforza si portava sulle spalle una grossa serie di responsabilità e aspettative.

Aspettative che, per quanto mi riguarda sono state tutte ampiamente deluse.

Lamiah è stata la protagonista di uno dei primissimi numeri, quindi fa parte della mitologia di Dampyr.
Ma rileggendo quella storia ci si rende conto che la parte più importante non era quella della maestra della notte ma quella sul passato di Tesla.
Quindi se nel suo esordio non spiccava per chissà quale personalità, questo suo ritorno non è da meno.
Eppure la storia era partita bene con le prime pagine che si riagganciavano al suddetto albo della prima apparizione.
O con il simpatico siparietto tra Harlan, Tesla e Kurjak davanti alla tv (e qui ritorniamo all'equilibrio di cui sopra e mi trovo d'accordo con la recensione apparsa sullo spazio bianco sulle differenze nello stile più palesi tra Colombo e Boselli, ovvero il primo approfondisce psicologie e dinamiche tra i personaggi mentre il secondo è più abile nella tessitura di vicende avvincenti, relegando spesso i protagonisti sullo sfondo).
Poi il tutto si perde in una trama con troppi elementi, confusionaria, senza una direzione precisa tra fumetto impegnato e avventura horror dura e pura, antagonisti e dialoghi banali… ho finito l’albo con molta fatica.

Infine, non c’è due senza tre.
Delude il ritorno di Lamiah, delude il ritorno di Colombo e delude anche il ritorno di Majo, lontano parente dell’autore della doppia milanese.
Ad esclusione delle ottime tavole in mezzatinta, il resto dell’albo presenta un tratto svogliato.

Un’annata che sta procedendo tra alti (pochi) e bassi (molti). Forse tra me e la serie non c’è più feeling, forse ho bisogno di staccare un po’ dopo 13 anni di acquisti ininterrotti.
Già il fatto che per la prima volta non abbia acquistato lo speciale non è un buon segno.

Aspetto la prossima di Falco (che come aspettative non scherza con il maestro del Conte Magnus e di Terra di nessuno) e poi decido il da farsi.


N.B. Copyright delle immagini degli aventi diritto

martedì 12 novembre 2013

Segnali di fumo: Ratolik il re dell'errore - Trappola d'amore


Soggetto, sceneggiature e disegni: Leo Ortolani
Novembre 2013
Prezzo di copertina: € 3,90
Panini Comics

Commento breve: hahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahhahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahhahahahahahahahahahhahahahaha

:D

Commento più articolato: troppo divertente, sospeso tra comicità surreale e sentito omaggio verso un'icona del fumetto italiano: Diabolik, il re del terrore!

Leo Ortolani è un grande nel ricreare le atmosfere delle storie degli anni '60/'70 del personaggio, ironizzando con pungente semplicità.

Ho riso dalla prima all'ultima pagina e sicuramente lo rileggerò in settimana.


A chi è appassionato di Diabolik ed è indeciso se comprare o meno questa parodia dico che 

SPOILER

solo il fatto di scoprire come fa il re dell'(T)errore a costruire i suoi rifugi e i suoi trucchi vale da solo il prezzo dell'albo :D

FINE SPOILER

N.B. Copyright delle immagini degli aventi diritto

lunedì 21 ottobre 2013

Segnali di fumo: Orfani n° 1 Piccoli spaventati guerrieri


Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Emiliano Mammucari
Colori: Annalisa Leoni e Lorenzo De Felici
Copertina: Massimo Carnevale
Prezzo di copertina: € 4,50
Ottobre 2013
Sergio Bonelli Editore

Tanto tuonò che piovve!!!
"Orfani" è finalmente giunto in edicola. La serie più attesa dell'anno, del decennio forse, che ha le potenzialità per segnare uno spartiacque nel mondo del fumetto popolare italiano come lo sono stati Tex, Diabolik, Dylan Dog e Nathan Never nella loro epoca (e sapete cosa dico? ci metto pure John Doe in questa lista).
Sto esagerando? L'ho sparata grossa? Forse. Ma i presupposti per un qualcosa di nuovo, che scardini le vecchie regole, ci stanno tutti.
Non è caso che tre dei cinque autori coinvolti nella realizzazione di questo primo numero (di 12) della nuova miniserie Bonelli, dieci anni fa erano gli stessi del primo numero del sopra citato John Doe.
Orfani è la prosecuzione di un discorso autorale intrapreso da Roberto Recchioni che sta scandendo le tappe della sua carriera. Un percorso il cui obiettivo è raccontare buone storie in modo nuovo, o sarebbe meglio dire diverso, arricchendo i ritmi e i canoni della narrazione seriale.
E non solo. Tentare di fare un buon lavoro non basta. La fatica raddoppia perché Recchioni sta tentando di scardinare anche i canonici canali di promozione Bonelli (e del fumetto italiano in generale), cercando di far arrivare il proprio prodotto in mano a quel target che ha perso di vista il mondo del fumetto o non ci si è mai avvicinato.
Ed ecco nascere le partnership con Multiplayer e Bao.
Io non ho la sfera di cristallo e non so quali risultati produrrà questo sforzo. Ma nel frattempo applaudo il tentativo fortemente professionale, dove nulla è lasciato al caso.

Ma veniamo alla sostanza: il fumetto.
Creare hype intorno ad un'opera può avere un effetto boomerang perché più sono alte le aspettative, più è alto il rischio che le stesse possano essere deluse.
Per quanto mi riguarda posso dire di essere rimasto completamente soddisfatto e sono invogliato nella prosecuzione.
Ho preso l'albo, da buon feticista ne ho annusato l'odore fresco di stampa e mi sono gettato nella lettura.
"Piccoli spaventati guerrieri" è una buona storia, raccontata in maniera dinamica e moderna. Usa in maniera ottima i mezzi propri del fumetto come le didascalie ma, allo stesso tempo è figlia di un modo di narrare per immagini, senza dialoghi che ribadiscono ciò che la vignetta già mostra chiaramente.
Ciò, al contrario di quello che si possa pensare, richiede un lavoro alla sceneggiatura ancora più faticoso ed è possibile solo se tra scrittore e disegnatore c'è una grande intesa.
E c'è, in maniera fortissima. Recchioni è un narratore di razza ma Mammucari non è da meno con il suo stile essenziale, diretto, spettacolare nella sostanza ma rispettoso nella forma della classica gabbia bonelliana, pur concedendosi qualche piacevole variazione.
La storia è puramente introduttiva sia chiaro e non bombarda il lettore con troppe informazioni. Anzi lavora di sottrazione. Pone domande, dubbi, invoglia nella prosecuzione della lettura.
Vincente la scelta della struttura che si dipana su due piani temporali, mostrandoci nella prima metà il passato degli orfani e nella seconda metà il presente. Struttura che verrà mantenuta per tutto il periodo della miniserie.
I personaggi al momento sembrano rispettare determinati archetipi ma il battage pubblicitario annuncia che nulla è come sembra e, personalmente mi siedo comodo in poltrona pronto ad essere emozionato e stupito.
Ovviamente non mancano citazioni o richiami, marchio di fabbrica dello stile di Recchioni. Ma ridurre la lettura dell'albo ad una mera caccia a questo o a quello sarebbe riduttivo per il grosso sforzo degli autori e dell'editore.
E comunque il Rrobe ci viene incontro con un interessantissimo post sul suo blog sui retroscena di questo primo numero.

E poi c'è il colore! Anche qui promessa mantenuta. Orfani non è un fumetto colorato ma un fumetto a colori, cioè è pensato per essere a colori, essi sono parte integrante della narrazione.
La resa è ottima e soprattutto ha una sua personalità che scandisce i vari momenti della storia e i vari passaggi emozionali.
Il mio timore maggiore era che la classica carta bonelliana potesse non essere all'altezza. Timore completamente sparito appena ho letto l'albo.

Infine la copertina di Massimo Carnevale. Sarò sincero, quando l'ho vista la prima volta in anteprima sul sito Bonelli non mi aveva detto un granché. Dal vivo mi ha fatto tutto un'altro effetto. Ma è leggendo la storia che il mio giudizio sale alle stelle e assegna il voto massimo al buon Massimo :P.

Vogliamo proprio trovare un difetto? Il frontespizio. Mi aspettavo qualcosa di più elaborato. E la grafica non mi convince molto. Sia il logo della testata che la quarta di copertina con l'anteprima del prossimo numero.

Ma sono sciocchezze in un quadro generale che mi ha ampiamente soddisfatto. Ora però cercherò di moderarmi perché ero entusiasta anche de "Le Storie" e di "Dragonero" per poi dovermi ricredere fin troppo presto.
Spero con tutto il cuore che non mi accada lo stesso con "Orfani".

Ultimo appunto il prezzo. Spero che non rappresenti una barriera nella mentalità del lettore medio. € 4,50 possono sembrare troppi per un "semplice" fumetto (mi sto mordendo la lingua mentre lo sto dicendo) ma è in perfetta linea con il prezzo di altri prodotti a colori (pensiamo ai fumetti di super eroi ad esempio) presentando più pagine e sopratutto un'opera non importata da un'altro paese ma prodotta qui da noi da uno staff di tutto rispetto che ci lavora sopra da quattro anni. Chi legge queste righe e non ha ancora acquistato il prodotto a causa del prezzo, rifletta su queste mie parole.

Ps ho già un mio personaggio preferito: la mocciosa :)

N.B. Copyright delle immagini degli aventi diritto



venerdì 4 ottobre 2013

Segnali di fumo: Dragonero Nn. 2/4





Nn. 2/4
Soggetto e sceneggiatura: Luca Enoch e Stefano Vietti
Disegni: Giuseppe Matteoni e Luca Malisan
Copertine: Giuseppe Matteoni
Luglio/ Settembre 2013
Prezzo di copertina: € 3,30 cad.
Sergio Bonelli Editore

Dopo la recensione del primo numero in cui con toni entusiasti esaltavo il lavoro del trio Enoch, Vietti e Matteoni, ho deciso di aspettare la fine della tetralogia iniziale per esprimere un giudizio su Dragonero.
E scrivere queste righe mi costa molta fatica per il rispetto e la stima che provo verso Stefano Vietti e i suoi lavori che mi hanno sempre entusiasmato ed emozionato.
Purtroppo, per me, Dragonero rappresenta l'eccezione che conferma la regola.

All'entusiasmo del primo numero ha fatto seguito la conferma del secondo (il segreto degli alchimisti) in cui la struttura del racconto continuava ad alternare sequenze in flashback ad altre ambientate nel presente con ritmo sobrio e sostenuto, accompagnate dalle sempre superbe tavole di Matteoni.

Poi con il terzo albo (gli impuri) qualcosa si è rotto. Le sequenze flashback sono terminate e la linea temporale da seguire è stata solo il presente.
Qui è iniziata a sorgere la noia. I siparietti tra l'orco Gmor e l'elfa Sera sono diventati ridondanti e fastidiosi. 
Le vicende hanno perso equilibrio. Laddove necessitavano un'approfondimento sono state trattate con troppa velocità. Altre invece che avrebbero richiesto un ritmo più veloce hanno dato l'impressione di brodo allungato.
Ma non mi sono arreso. In tutte le saghe i capitoli centrali di norma sono i più lenti perché servono a tirare la volata a grandi finali, quindi avevo preventivato un calo sotto questo punto di vista.

Ma il quarto albo (la fortezza oscura) ha definitivamente fatto abbassare il mio gradimento dell'intera vicenda.
Un finale senza pathos dove come lettore sono stato preso per mano e mi è stato spiegato tutto per filo e per segno, ogni dettaglio in ogni singola vignetta.
L'identità delle due nemesi era si scontata (però non era nelle intenzioni degli autori renderla un mistero) ma le motivazioni dietro le loro azioni si sono rivelate banali ed effimere per giustificare tutto l'astruso complotto ordito.
A coronare il tutto c'è stato il loro comportamento nella battaglia finale con voltafaccia repentini e senza logica.

Arrivato alla parola fine non ho sentito l'impulso di continuare nell'acquisto della serie. Ed ho iniziato a dubitare di me stesso perché non sono mai stato un amante del fantasy ne sono mai stato attratto da elfi, orchi, maghi e stregoni (per dirvela dopo 30 minuti dell'hobbit già dormivo per la noia :P). Quindi ho pensato che il problema fosse mio, della mia incapacità di relazionarmi con i topos di un genere ben determinati.

Un vero peccato perché mentre sul lato della scrittura ho assistito ad una parabola discendente, sul versante grafico ho registrato l'esatto opposto.
A partire dalle copertine. L'insipida cover del primo albo ha lasciato spazio a 3 illustrazioni accattivanti di Matteoni.
Il quale si è caricato sulle spalle tre albi e mezzo infarcendo le tavole di inquadrature strepitose e dettagli che ti costringevano a rileggere gli albi per riammirare il lavoro svolto.
Il buon Giuseppe, causa infortunio, non ha potuto completare la saga e nella seconda metà del quarto albo è arrivato Luca Malisan.
Pur notando lo stacco netto dei due stili, la qualità non ne ha risentito affatto e anche qui ho ammirato tavole stupende.
Ma del resto, viste le varie preview in rete e i nomi coinvolti, graficamente Dragonero si è confermato un fumetto da paura. Roba da far tremare i polsi e far impallidire gli staff di Tex e Dampyr.
Però non mi bastano solo i disegni. Mi serve la storia, la sostanza. E su questo punto tra me e Dragonero non c'è stato feeling.


venerdì 20 settembre 2013

Segnali di fumo: Dampyr n° 162 Il figlio di Joan


Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Michele Cropera
Copertina: Enea Riboldi
Prezzo di copertina: € 2,90
Settembre 2013
Sergio Bonelli Editore

Arriva il tanto atteso seguito de “L’amante del vampiro” uno degli albi migliori della serie dove facevamo la conoscenza del maestro Mordha, colui che aveva ucciso il Dampyr predecessore di Harlan Draka.
Ironia della sorte il maestro che aveva ucciso un Dampyr è lo stesso che ne ha generato un altro primo di morire.
Un bambino concepito senza un secondo fine (com’è invece accaduto per Harlan) per il quale si annuncia una crescita molto dura.
E l’esempio è proprio quest’avventura.

SPOILER
Come si era già intuito il tempo nell’universo narrativo di Dampyr scorre in maniera identica al nostro.
Mentre ciò non crea problemi ad Harlan e a Tesla, per Kurjak prima o poi si porrà la questione dell’invecchiamento. E già si accenna qualcosa sul finale della storia.

Una storia che vede un gioco di alleanze e tradimenti imprevedibili: tutti si aspettavano un alleanza Nergal/Marsden e invece ecco spuntare Erlik Khan. Nel momento più critico per i nostri eroi, l’aiuto arriva dal personaggio più inaspettato Samael (anche se fra le righe Boselli suggerisce cosa ha avuto in cambio per il suo intervento).

Un crescendo di emozioni fino all’inaspettata morte di Kagyr (il fido cagnone vampirizzato dal maestro asiatico) per mano di Harlan che sicuramente romperà la tregua tra Harlan ed Erlik Khan!
FINE SPOILER

Applausi per Boselli perché ci vuole coraggio ad inserire in una serie dai meccanismi già delineati una variante come quella di un nuovo Dampyr.
Una sottotrama che se ben gestita, potrebbe rivelarsi come la più sconvolgente vista finora.
Insomma un albo che si prospettava essere un capolavoro e capolavoro è stato.

La tensione, la paura crescente della sceneggiatura non poteva avere miglior interprete del pennello di Cropera, arrivato ormai a degli standard qualitativi davvero alti per me che al suo esordio non apprezzavo tanto il suo tratto.

Confesso la mia ignoranza e quindi non avevo colto la citazione nella cover di Riboldi che trovo riuscitissima.


Adesso mi accomodo in poltrona in attesa di vedere, con trepidante attesa su quale binario si incanalerà la serie.

lunedì 16 settembre 2013

Segnali di fumo: Marvel Now! Incredibili Avengers Una Nuova unione







Incredibili Avengers n° 1/4
(contenente Uncanny Avengers n° 1/4
Dicembre 2012/Marzo 2013)
Soggetto e sceneggiatura: Rick Remender
Disegni e Copertine: John Cassaday
Colori: Laura Martin e Larry Molinar
Maggio 2013/Agosto 2013
Prezzo di copertina: n° 1 € 1,00, n° 2/4 € 3,50
Panini Comics su licenza Marvel Comics

Nella loro storia editoriale sono stati potenti, nuovi, definitivi, della costa ovest, dei grandi laghi, giovani, segreti ma non sono mai stati incredibili!!!
Uncanny Avengers è una nuova serie targata Marvel Comics (pubblicata in Italia ovviamente dalla Panini) che si propone con l'ambizione di essere la porta bandiera dell'iniziativa Marvel Now!
Per chi non lo sapesse Marvel Now! è stata in un certo senso la risposta al new 52 della DC Comics.
Laddove la distinta concorrenza ha (per l'ennesima volta) riazzerato il proprio universo narrativo, facendo ripartire daccapo tutti i protagonisti (reboot in gergo fumettistico), la Marvel invece ha rilanciato il proprio parco testate (o create nuove serie ad hoc) rimescolando tutti i team creativi.
In gergo fumettistico un rilancio si chiama starting point, cioè è un punto di accesso per un potenziale nuovo lettore (o nel mio caso per riprenderne uno vecchio) che può leggere le nuove trame senza dover per forza aver letto le saghe precedenti. Ma a differenza della DC, le storie vecchie non sono state cancellate. Sono lì, pronte per essere richiamate se e quando servono.
Non è la prima volta che la Marvel effettua un'operazione del genere. La novità sta nel fatto che non l'ha mai fatto in contemporanea per tutte le sue testate.
Spostando da una serie all'altra le proprie risorse umane, ha dato nuovi stimoli agli autori e nuova freschezza alle serie.

Dicevamo la serie in oggetto si pone come sorta di manifesto dell'intera operazione e come punto di congiunzione tra due famiglie: quella dei Vendicatori e quella degli X Men.
Si parte dalla conseguenze dell'ultimo cross over AVX con l'ennesimo scontro tra gli eroi più potenti della terra e i mutanti.
Senza entrare nel merito, la fine della saga in questione ha visto morire (per quattrocentomiliardesima volta) il professor Xavier, stavolta ucciso dal suo pupillo Ciclope, posseduto dalla forza Fenice.
La stessa forza Fenice che ha resettato l'incantesimo di Scarlet (che scatenò la decimazione tra i mutanti) ripopolando il mondo di portatori di gene X.
Con il fioccare di nuovi mutanti si rinfocola il sentimento di timore e odio nei loro confronti.
Dopo le tragedie e gli scontri di AVX, Capitan America matura la consapevolezza che i Vendicatori non hanno mai fatto nulla di concreto per l'integrazione dei mutanti.
Quindi il super eroe decide di formare una nuova squadra che rappresenti l'unione tra gli Avengers e gli X Men (da cui il titolo della testata che fonde i nomi delle due serie storiche Avengers ed Uncanny X Men). Una squadra il cui leader scelto è un mutante, Havok, alias Alex Summers, fratello del sopra citato Ciclope, diventato ormai agli occhi dell'opinione pubblica un terrorista a tutti gli effetti.
La serie è scritta da uno dei talenti emergenti della Marvel, Rick Remender che per l'occasione adotta uno stile che cerca di fondere la due componenti che hanno decretato il successo ultradecennale dei due gruppi. L'epica dei Vendicatori combinato ai drammi degli X Men.
Uno stile che, con l'uso di didascalie con la voce di un narratore esterno che scava nei pensieri e nelle sensazioni dei protagonisti, si rifà al miglior Chris Claremont.
La prima saga vede, da tradizione, la nascita della squadra direttamente sul campo. 
E se Vendicatori e X Men uniscono le forze anche le minacce dei due gruppi diventano comuni.
E quindi ecco arrivare un redivivo Teschio Rosso dotato di poteri telepatici di natura mutante! (Chi sia questo Teschio e come abbia ottenuto questi poteri lo lascio scoprire leggendo la storia).
Premetto che oggi leggere fumetti Marvel richiede una grossa dose di sospensione dell'incredulità e l'accettazione di parecchi compromessi.
Uno su tutti l'influenza dei film. O la presenza dei pezzi grossi in più supersquadre.
Quello che posso dire è che Remender fa un ottimo lavoro, scrivendo una saga introduttiva in quattro parti, veloce nel ritmo e classica nella struttura.
Sceglie i membri della formazione con una certa logica,  introducendo dinamiche di tensione molto interessanti.
Avvalendosi spesso di sequenze flashback prese da vecchie storie, senza essere pedante o fuori luogo, per sottolineare passaggi importanti.
E' uno scrittore che non conoscevo quindi si è rivelato una piacevole sorpresa, soprattutto alla luce dei commenti negativi che ho letto in giro sulla rete su questa serie, e su questa saga in particolare.
I disegni invece che, sulla carta dovevano rappresentare l'attrazione principale sono una parziale delusione.
Cassaday è il lontano parente dell'autore di Capitan America (versione Marvel Knights) o di Astonishing X Men. Però i primi due episodi sono un qualcosa di dignitoso. Il problema sorge sulla distanza. Cassaday si conferma un illustratore allergico alle scadenza di un'uscita mensile.
I coloristi Laura Martin e Larry Molinar ci mettono una pezza ma per chi ammira Cassaday non può rammaricarsi per il risultato finale.
Le cover poi sono la mazzata finale: un'accozzaglia di pose ed elementi senza senso.
Un vero peccato.

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